Lavori socialmente utili
L’art. 186 del codice della strada, che disciplina la guida in stato di ebrezza, prevede la possibilità di sostituire la pena pecuniaria e detentiva in lavori di pubblica utilità.
Il corretto svolgimento dei lavori cosiddetti socialmente utili, estingue infatti il reato.
L’ente Cooperativa Madonna della Carità ha attivato una convenzione con il Tribunale di Rimini nel 2011 che permette alla persona alla quale è stata ritirata la patente per Guida in Stato di Ebrezza, di svolgere un periodo di volontariato non retribuito all’interno della Caritas Diocesana di Rimini, dopo aver rilasciato una dichiarazione di disponibilità.
Le ore effettive di svolgimento vengono indicate nel decreto penale di condanna emesso dal Giudice competente sulla base dell’esito dell’alcooltest.
Le mansioni che i volontari dei lavori socialmente utili svolgono all’ interno della nostra struttura sono: preparazione dei pasti; distribuzione dei pasti alla mensa dei poveri sia per il pranzo che per la cena; servizio di portineria per l’accoglienza delle persone in difficoltà che si rivolgono al centro di Prima Accoglienza; servizi di riordino e pulizie degli ambienti e del cortile.
I volontari sono seguiti da tutor che si occupano anche di controfirmare l’orario di ingresso e di uscita di ogni giornata “lavorativa”. Al termine dello svolgimento la Cooperativa rilascia una dichiarazione di “fine lavoro” che verrà poi presentata al Giudice, il quale successivamente estinguerà il reato.
Dati 2018
- 21 dichiarazioni rilasciate
- 16 persone hanno svolto i lavori socialmente utili per un tot di 1452 ore di volontariato
- 4 donne / 12 uomini
- 14 italiani, 1 albanese, 1 peruviano
- 10 occupati, 4 disoccupati, 2 studenti
- Attualmente sono in servizio 4 persone che stanno espletando il reato commesso nel 2018
- Età media: 33 anni
Rispetto al 2017 si è abbassata l’età media: da 37,8 a 33 anni nel 2018. Quindi più giovani, segno evidente che i giovani sono spesso soggetti che sono di più a rischio di dipendenza da alcol.
È inoltre aumentato il numero totale delle persone che hanno svolto i lavori socialmente utili per guida in stato di ebrezza, da 9 a 16, quasi il doppio.
Anche il monte ore totale che i volontari hanno svolto è aumentato considerevolmente: da 516 ore nel 2017, a 1.452. Ciò significa che, non solo ci sono stati più volontari, ma che singolarmente ogni persona aveva più ore da svolgere: le ore vengono stabilite dal Giudice competente sulla base del tasso alcolemico riscontrato. Questo significa che le persone si mettono al volante con tassi alcolemici sempre maggiori, mettendo a rischio non solo la propria vita, ma anche quella degli altri.
“La guida sotto l’effetto di sostanze alcoliche è tra le principali cause degli incidenti stradali gravi e mortali, in particolare fra i giovani. Si stima che almeno il 35% degli incidenti stradali sia causato da guida in stato di ebrezza alcolica. Recenti studi nazionali hanno dimostrato che più di 3 giovani su 4 fanno uso di bevande alcoliche. L’alcool ha un effetto sedativo e riduce la vigilanza, crea euforia, facilita l’assunzione di comportamenti imprudenti, esagera la fiducia nelle proprie abilità e falsa la percezione delle distanze e della velocità. A parità di concentrazione di alcool nel sangue, il rischio aumenta molto rapidamente quanto minore è l’età del conducente e quanto è più rara la frequenza con cui si consumano usualmente bevande alcoliche. L’uso di sostanze stupefacenti è un altro fattore che influenza negativamente la capacità di guida del conducente generando situazioni di pericolo per sé e per gli altri. L’assunzione di sostanze stupefacenti provoca una modificazione delle funzioni del sistema nervoso centrale ed un’alterazione dello stato di coscienza. (Newsrimini 1 ottobre 2018).
Al termine della pena ai “lavoratori socialmente utili” viene somministrato un questionario per valutare l’esperienza. Dai questionari è emerso che l’attività in Caritas ha aiutato queste persone a prendere consapevolezza rispetto alle situazioni di povertà presenti sul territorio e, la maggior parte, ha dichiarato di voler continuare a svolgere attività di volontariato presso la struttura. In realtà, però, sono pochissimi quelli che continuano terminata la pena, questo sia per impegni lavorativi, che familiari o di studio.